Estate ed inverno

scritto da piadellamura il giovedì, 05 giugno 2008,19:06
Un monaco domandò al maestro Tung-shan (807-869): "Come posso evitare il caldo e il freddo?"
Il maestro rispose: "Perché non ti trasferisci là dove non fa né caldo né freddo?"
"E dov'è questo posto?"
Disse Tung-shan: "La dove, quando fa caldo, il monaco si sventola e, quando fa freddo, il monaco si riscalda".

Commento: Questo posto è esattamente là dove ci troviamo, là dove, quando fa caldo, si cerca il fresco e, quando fa freddo, si cerca il caldo. La nostra azione fa sì che si attenuino le oscillazioni estreme e ci si mantenga in una zona di centro, in una situazione di equilibrio naturale. Un altro maestro dichiarò che lo Zen consiste "nel riscaldarsi quando fa freddo e nello sventolarsi quando fa caldo." Qui "caldo" e "freddo" rappresentano tutti i contrasti della natura, che vengono per così dire armonizzati nel "luogo" dello spirito. Non si tratta di diventare indifferenti, ma di recuperare quel baricentro che é ugualmente lontano da tutti gli estremi.
Tratto da: web.ticino.com
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scritto da piadellamura il mercoledì, 28 maggio 2008,12:36


"È il nostro proprio atteggiamento mentale che rende il mondo ciò che è per noi. Il nostro pensiero rende le cose belle, i nostri pensieri rendono le cose brutte. Il mondo intero è nelle nostre proprie menti".

(Swami Vivekananda - © copyleft perle.risveglio. net)
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scritto da piadellamura il giovedì, 22 maggio 2008,17:33
Ascoltate, o figli della beatitudine immortale: siete nati per essere uniti al Signore. Seguite il percorso degli illuminati e congiungetevi al Signore della vita. Accendete il fuoco di kundalini nella profondità della meditazione. Mettete la mente e il respiro sotto controllo.  Bevete in profondità il divino amore e raggiungerete la condizione di unità.  Dedicatevi al Signore della vita, che è l'origine dell'universo: Egli rimuoverà le cause di tutta la vostra sofferenza e vi libererà dal vincolo del karma.
Shvetashvatara Upanishad
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IL TRIPLO FILTRO DI SOCRATE

scritto da piadellamura il mercoledì, 14 maggio 2008,16:48

Nell'antica Grecia Socrate fu famoso per la sua saggezza e per il gran rispetto che aveva per tutti.
Un giorno un conosciuto s'incontrò con il gran filosofo e gli disse: "Lo sai cosa ho sentito di un tuo amico?
Aspetta un minuto- replicò Socrate. Prima di dirmi qualcosa vorrei che passassi un piccolo esame. Io lo chiamo l'esame del triplo filtro.Triplo filtro?
Esatto! - continuò Socrate-. Prima che tu mi parli del mio amico, può essere una buon'idea filtrare tre volte quello che vuoi dire, ed è per questo che lo chiamo l'esame del triplo filtro.
Il primo filtro è la verità. Sei assolutamente certo che quello che vuoi dirmi è sicuro?
No - rispose l'uomo -, veramente ho solo sentito su questo, e...
Va bene - disse Socrate -. Allora realmente non sai se è vero oppure no!
Adesso permettimi di applicare il secondo filtro, il filtro della bontà.
È qualcosa di buono che vuoi dirmi del mio amico?
No, al contrario...
Allora desideri dirmi qualcosa di male su di lui, ma non sei sicuro che sia la verità.
Ma potrei anche volerlo ascoltare perché rimane ancora un filtro: il filtro dell'utilità. Mi servirà a qualcosa sapere quello che vuoi dirmi del mio amico?
No, veramente no.
Bene - concluse Socrate -, se quello che vuoi dirmi non è certo, non è buono, e pure non è utile, perché avrei bisogno di saperlo?
*
Usate questo triplo filtro, "vero, buono, utile", ogni volta che udite commenti su qualcuno dei vostri amici vicini e cari... ed io aggiungerei... su qualsiasi altra persona.
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scritto da piadellamura il giovedì, 08 maggio 2008,12:10
I grandi insegnamenti, all'unanimità , danno risalto al fatto che tutta la pace, la saggezza e la gioia dell'universo sono già dentro di noi; non dobbiamo guadagnarle, svilupparle o raggiungerle. Come un bambino che stia in un magnifico parco con gli occhi strettamente chiusi, non abbiamo bisogno di immaginare gli alberi, i fiori, i cervi, gli uccelli e il cielo; dobbiamo soltanto aprire gli occhi e vedere che cosa c'è già qui, che cosa siamo già, non appena smettiamo di fingere di essere piccini o peccatori.  Si potrebbe definire quasi tutta la pratica spirituale semplicente come esserci, identificare e arrestare, identificare e arrestare, identificare e arrestare: identificare le innumerevoli forme di illusione che indossiamo e darsi il coraggio di arrestarle tutte. A poco a poco, in profondità dentro di noi, il diamante si lustra, gli occhi si aprono, l'alba si mostra e noi ci trasformiamo in ciò che siamo già. Tat twam asi: Tu sei quello!

(Bo Lozoff - © copyleft perle.risveglio. net)
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scritto da piadellamura il domenica, 04 maggio 2008,18:23
Se si ritorna gentilezza in cambio dell'offesa subita e si dimenticano entrambe, l'offensore verrà punito dalla sua stessa vergogna.


(Tirukkural)
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La scelta è mia.

scritto da piadellamura il venerdì, 25 aprile 2008,18:34

Scelgo di vivere per scelta, e non per caso.
Scelgo di fare dei cambiamenti, anzichè avere delle scuse.
Scelgo di essere motivato, non manipolato.
Scelgo di essere utile, non usato.
Scelgo l'autostima, non l'autocommiserazione.
Scelgo di eccellere, non di competere.
Scelgo di ascoltare la voce interiore, e non l'opinione casuale della gente.
La scelta è mia e scelgo di arrendermi al volere della mente Divina, poichè nell'arrendermi sono vittorioso.
 
Eileen Caddy.
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radicare

scritto da piadellamura il giovedì, 24 aprile 2008,18:18

Quando siamo saldamente radicati nella nonviolenza, tutti gli esseri attorno a noi smettono di percepire ostilità. Quando siamo saldamente radicati nella veracità, l'azione coglie il risultato desiderato. Quando siamo saldamente radicati nel non-possesso, la ricchezza ci giunge spontaneamente. Quando siamo saldamente radicati nella castità, si genera una sottile potenza, Quando siamo saldamente radicati nel non attaccamento, si comprendono la natura e lo scopo dell'esistenza.

(Yogasûtra di Patañjali 2, 35-39 )
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viaggio

scritto da piadellamura il mercoledì, 23 aprile 2008,18:13

"Rivolgiamo un pensiero a tutti coloro che, secolo dopo secolo, presero il bastone da pellegrino, fosse esso pagano o cristiano, e si misero in marcia lungo strade dissestate, attraverso fiumi difficilmente guadabili e foreste infestate da branchi di lupi, attraverso paludi di sabbie mobili in cui il morso della biscia d'acqua avvelenava; esposti alla pioggia, alla tempesta, alla grandine, colpiti dal sole o intirizziti dal gelo, con un panno alzato sul capo come unico riparo per la notte, e tutto questo dopo aver abbandonato casa e famiglia senza alcuna certezza di rivederle, per recarsi, una volta almeno nella vita, in un luogo in cui dimorava la divinità."

Louis Charpenter
da "The mysteries of Chartres Cathedral"



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A proposito di scienza

scritto da piadellamura il martedì, 15 aprile 2008,18:05
«    Come dice von Foerster, abbiamo bisogno “non soltanto di una epistemologia dei sistemi osservati, ma anche di un’epistemologia dei sistemi osservatori”».

Fonte: www.innernet.it

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