E' solo nel buio, nel silenzio, nel vuoto assoluto che ci si può concentrare su di sé, racchiudersi in un punto, ascoltarsi, percepirsi, avvertire quel che si è, come si è, dentro di sé. La serietà di sé nell'umano che si è, senza infingimenti, senza mascherature, sostanzialmente nudi.
Il buio, il silenzio, il vuoto sono la pienezza del sé, il luogo e il modo in cui il sé può esprimersi, in cui può uscire da sé in maniera naturale, senza forzature.
Le tenebre diventano luce quando l'interiore diventa esteriore, nella sua esperienza duale, in quanto all'origine di tutto vi è non l'identità ma l'alterità, cioè la diversità nell'essenza dell'essere. Non c'è prima l'io e poi il tu, ma nello stesso momento c'è il noi: uomo-donna, maschile-femminile, gli opposti che si uniscono.
L'esperienza della luce dura fintantoché tutto ritorna al buio, che è valore primigenio. Il nulla diventa essere con naturalezza, anche se in questa naturalezza può esserci stata una contraddizione. Sono sempre le contraddizioni che determinano lo sviluppo. La naturalezza dipende dal fatto che non c'è necessità esterna che possa forzare la libertà a compiere scelte contronatura.
La comunicazione è una scelta interiore. E se dal nulla nasce l'essere, al nulla ritorna sempre. Ogni cosa che nasce finisce, e tutto nasce da una nascita e da una morte precedente, poiché a noi non è dato di sapere diversamente.
L'essere umano è solo una delle manifestazioni del nulla, la più consapevole, che del nulla primordiale può solo immaginare vagamente qualcosa. Noi non sappiamo nulla del nulla: percepiamo soltanto qualcosa quando ci liberiamo dell'essere, quando il non-essere diventa la regola della nostra vita.
Non-essere è vivere come se non si possedesse nulla, come se si fosse vuoti di tutto, come se non si avesse paura di nulla, come se non si fosse nulla di diverso da quello che si è.
Essere quel che si è: questa l'esperienza più profonda del non-essere.
DA: "HOMOLAICUS" di ENRICO GALAVOTTI











